«Periartrite scapolo-omerale» è una delle parole più usate quando fa male una spalla, e una delle meno utili. Non indica una malattia precisa: è un contenitore che racchiude condizioni diverse, con cause diverse, prognosi diverse e cure diverse. Chiamarle tutte allo stesso modo è il motivo per cui tante spalle vengono trattate per mesi senza risultato.
In questa pagina trovi che cosa si nasconde dietro quel termine, come si arriva a una diagnosi vera e che cosa cambia nella cura a seconda di ciò che si trova.
Perché “periartrite” non è una diagnosi
Il termine nasce nell’Ottocento, quando non esistevano né l’ecografia né la risonanza magnetica, e significa letteralmente «infiammazione attorno all’articolazione». Descriveva un quadro clinico — spalla dolorosa e rigida — senza poter dire quale struttura fosse malata.
Oggi quelle strutture si vedono. E si vede che dietro la stessa etichetta ci sono almeno cinque condizioni distinte:
- la lesione o tendinopatia della cuffia dei rotatori;
- la tendinite calcifica, con depositi di calcio dentro il tendine;
- la capsulite adesiva, cioè la spalla congelata;
- la tendinopatia del capo lungo del bicipite;
- il conflitto sotto-acromiale con borsite.
A queste si aggiungono l’artrosi gleno-omerale e l’artrosi acromion-claveare, che possono dare un quadro simile.
Sono condizioni che richiedono percorsi opposti. Una spalla congelata va mobilizzata con pazienza e non va operata nelle fasi iniziali; una cuffia rotta in un paziente giovane dopo un trauma non va lasciata aspettare. Trattarle allo stesso modo, perché entrambe «sono periartrite», significa sbagliare almeno una delle due.
Sintomi: che cosa hanno in comune
Le condizioni raccolte sotto il nome di periartrite condividono alcuni sintomi, ed è questo che le fa confondere:
- dolore sulla faccia esterna della spalla, che scende verso il deltoide e talvolta fino al gomito;
- dolore notturno, con impossibilità di dormire sul lato colpito;
- difficoltà nei movimenti sopra la testa: pettinarsi, stendere il bucato, prendere qualcosa da uno scaffale alto;
- rigidità, soprattutto nella rotazione;
- peggioramento graduale nell’arco di settimane o mesi.
Come si distinguono davvero
Bastano pochi elementi clinici per separare i quadri, e il primo è la differenza fra movimento attivo (quello che il paziente riesce a fare da solo) e movimento passivo (quello che il medico riesce a ottenere muovendogli il braccio).
| Quadro | Segno distintivo | Esame decisivo |
|---|---|---|
| Lesione della cuffia | Movimento passivo conservato, attivo ridotto. Perdita di forza. | Ecografia, poi risonanza |
| Capsulite adesiva | Movimento passivo ridotto quanto l’attivo. Rotazione esterna persa per prima. | Clinica; RX per escludere altro |
| Tendinite calcifica | Dolore molto intenso, a insorgenza acuta, spesso notturno e insopportabile. | Radiografia |
| Tendinopatia del bicipite | Dolore anteriore, sul solco bicipitale, che scende sul braccio. | Ecografia |
| Conflitto sotto-acromiale | Arco doloroso fra 60° e 120°, test di Neer e Hawkins positivi. | RX outlet view, ecografia |
| Artrosi gleno-omerale | Dolore profondo, scrosci, rigidità globale progressiva. | Radiografia |
Il percorso diagnostico corretto
- Visita specialistica. Valutazione dell’articolarità attiva e passiva e test specifici per ciascun tendine. È qui che si formula l’ipotesi; gli esami servono a confermarla.
- Radiografia in tre proiezioni. Mostra calcificazioni, forma dell’acromion, artrosi, risalita della testa omerale. Va sempre fatta per prima.
- Ecografia. Esame dinamico di primo livello per tendini e borse.
- Risonanza magnetica. Si esegue quando l’ecografia ha documentato una rottura e occorre pianificare l’intervento, o quando il quadro resta poco chiaro.
L’elenco degli esami da portare in visita è nella pagina contatti.
Cura: che cosa cambia in base alla diagnosi
Ogni quadro ha il suo percorso. Questo è il punto in cui la diagnosi precisa smette di essere un dettaglio accademico.
- Tendinopatia della cuffia e conflitto sotto-acromiale. Fisioterapia mirata al ritmo scapolo-omerale e al rinforzo dei rotatori, antinfiammatori per cicli brevi, infiltrazione sotto-acromiale quando il dolore blocca la rieducazione. Chirurgia solo dopo mesi di trattamento senza risultato.
- Lesione a tutto spessore della cuffia. Se traumatica e in un paziente attivo, la riparazione artroscopica non va rimandata: il tendine si retrae e il muscolo degenera in modo irreversibile.
- Capsulite adesiva. Mobilizzazione progressiva, controllo del dolore, infiltrazione intrarticolare di cortisone nella fase dolorosa. Guarisce nella grande maggioranza dei casi, ma i tempi si misurano in mesi. Operare una spalla congelata in fase infiammatoria peggiora il quadro.
- Tendinite calcifica. Nella fase acuta il dolore è violento ma la prognosi è buona: onde d’urto, lavaggio ecoguidato del deposito (needling), infiltrazione. La rimozione artroscopica è riservata ai casi resistenti.
- Tendinopatia del capo lungo del bicipite. Terapia conservativa, e in caso di persistenza tenotomia o tenodesi, spesso associata al trattamento della cuffia.
- Artrosi gleno-omerale. Conservativa finché regge, poi protesi anatomica o inversa a seconda dello stato della cuffia.
Che cosa non aiuta
Alcune abitudini radicate peggiorano il quadro invece di migliorarlo:
- Immobilizzare la spalla al collo per settimane. È il modo più rapido per trasformare un dolore in una rigidità.
- Ripetere infiltrazioni di cortisone. Danno sollievo temporaneo ma, ripetute, peggiorano la qualità del tendine.
- Andare avanti a antinfiammatori per mesi senza una diagnosi: si tratta il sintomo e si lascia progredire la causa.
- Fisioterapia generica. Massaggi e terapie fisiche passive non sostituiscono un programma di rieducazione mirato alla struttura malata.
Domande frequenti
La periartrite alla spalla guarisce?
Dipende da che cosa c’è dietro il termine. La capsulite adesiva guarisce quasi sempre, in tempi lunghi. La tendinite calcifica si risolve nella maggior parte dei casi. Una lesione a tutto spessore della cuffia dei rotatori non si ricongiunge spontaneamente, anche se i sintomi possono migliorare. La risposta si può dare solo dopo una diagnosi precisa.
Quanto dura una periartrite?
Una tendinopatia trattata bene migliora in 6-12 settimane. Una capsulite adesiva ha un decorso naturale di 12-24 mesi, con una fase dolorosa, una rigida e una di recupero. Una lesione della cuffia non ha un decorso spontaneo favorevole. Sono ordini di grandezza molto diversi: senza diagnosi non si può fare una previsione.
Quali esami devo fare per una periartrite?
Radiografia della spalla in tre proiezioni ed ecografia. La risonanza magnetica si aggiunge solo se l’ecografia ha documentato una rottura tendinea e occorre pianificare un intervento, oppure se il quadro clinico resta poco chiaro.
Il caldo o il freddo?
Il ghiaccio nelle fasi acute e dopo attività, per 15-20 minuti. Il calore prima degli esercizi di mobilizzazione, perché rende i tessuti più elastici. Nessuno dei due cura la causa: servono a rendere possibile la riabilitazione.
Devo riposare o muovere la spalla?
Muovere, quasi sempre. Il riposo assoluto va limitato alle fasi iperacute e a pochi giorni. Nella spalla l’immobilità produce rigidità in tempi molto rapidi, e la rigidità è spesso più difficile da trattare del dolore iniziale.
Prenota una visita
Se ti è stata detta «periartrite» e dopo settimane di terapia la spalla non è cambiata, il problema è quasi sempre la diagnosi, non la cura. Una visita specialistica e due esami chiariscono il quadro. Ricevo a Rimini, Cesena, Imola, Ferrara, Perugia e Aversa; puoi scrivermi dalla pagina contatti.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la visita medica. Contenuti a cura del Dr. Giovanni Merolla, chirurgo ortopedico specialista della spalla e del gomito.