La protesi inversa di spalla è una protesi che scambia la posizione della sfera e della cavità dell’articolazione. La sfera viene fissata sulla scapola e la coppa sull’omero. Questo sposta il centro di rotazione della spalla e permette al deltoide di sollevare il braccio da solo, anche quando la cuffia dei rotatori non funziona più.

È la protesi che ha cambiato la cura delle spalle con grandi rotture della cuffia e artrosi: pazienti che non riuscivano più ad alzare il braccio tornano a pettinarsi, vestirsi e dormire senza dolore.

Perché «inversa»

Nella spalla normale la testa dell’omero, una sfera, ruota nella glenoide della scapola, una cavità poco profonda. A tenerla centrata durante il movimento sono i tendini della cuffia dei rotatori. Quando la cuffia è rotta in modo irreparabile, la testa dell’omero sale verso l’acromion e il braccio non si solleva più.

Una protesi «anatomica», che copia la forma naturale, in questa situazione non funziona: manca il motore che la centra. La protesi inversa risolve il problema con la meccanica. La sfera, chiamata glenosfera, sta sulla scapola; la coppa sta sull’omero. Il centro di rotazione si abbassa e si sposta verso l’interno, il deltoide guadagna leva e diventa il muscolo che solleva il braccio.

Per chi è indicata

  • Artropatia da rottura della cuffia: artrosi che si sviluppa dopo anni di rottura della cuffia dei rotatori. È l’indicazione classica.
  • Rottura massiva e irreparabile della cuffia con dolore e incapacità di sollevare il braccio, nel paziente non più giovane. Vedi lesione della cuffia dei rotatori.
  • Artrosi con cuffia sofferente o glenoide consumata in modo asimmetrico, soprattutto oltre i 70 anni. Vedi artrosi e protesi di spalla.
  • Fratture complesse dell’omero vicino alla spalla nella persona anziana, quando i frammenti non si possono ricostruire. Vedi frattura dell’omero prossimale.
  • Revisione di una protesi precedente che non funziona più.

Nei pazienti giovani e attivi si cerca prima di salvare la cuffia con una riparazione o con un trasferimento tendineo; la protesi inversa resta in genere riservata a chi ha superato i 65-70 anni.

Come si svolge l’intervento

  • Esami: radiografie e una TAC della spalla, che serve a studiare la forma e la qualità dell’osso della glenoide e a pianificare la posizione dei componenti.
  • Anestesia: generale, associata a un blocco del plesso brachiale che controlla il dolore nelle prime ore.
  • Intervento: dura in genere da un’ora e mezza a due ore. Si sostituiscono la testa dell’omero e la superficie della glenoide.
  • Ricovero: due-quattro giorni.

Quando la glenoide è consumata in modo irregolare, la base della protesi va appoggiata su osso ricostruito: con un innesto prelevato dalla testa dell’omero dello stesso paziente oppure con componenti metallici che compensano la parte mancante. Il Dr. Merolla ha dedicato a queste tecniche il suo dottorato di ricerca e diversi studi, insieme ad altri lavori sui diversi modelli di protesi inversa, tutti elencati nella sezione pubblicazioni.

Recupero

  • Tutore per tre-quattro settimane, con movimenti assistiti già nei primi giorni.
  • Fisioterapia per circa tre mesi: prima il movimento, poi il rinforzo del deltoide, che da ora in avanti lavora al posto della cuffia.
  • Vita quotidiana (vestirsi, mangiare, lavarsi) in autonomia in genere entro sei-otto settimane.
  • Guida quando il tutore è tolto e il braccio è controllato, di solito dopo un mese e mezzo-due mesi.
  • Risultato definitivo fra sei mesi e un anno.

Che cosa aspettarsi

Il primo risultato è la scomparsa o la netta riduzione del dolore. Il secondo è il ritorno della capacità di sollevare il braccio, spesso fino all’altezza della testa. Restano più limitate le rotazioni, in particolare portare la mano dietro la schiena: è il compromesso di questa protesi, e va conosciuto prima dell’intervento.

Sono sconsigliati per sempre i carichi pesanti e gli sport di contatto. Nuoto leggero, golf, bicicletta e camminata sono in genere possibili.

Quanto dura

A dieci anni dall’intervento più di nove protesi inverse su dieci sono ancora al loro posto senza bisogno di essere sostituite. Durata e risultato dipendono molto dalla corretta posizione dei componenti e dalla qualità dell’osso su cui sono fissati.

Rischi

Come ogni protesi, può andare incontro a infezione, lussazione, mobilizzazione dei componenti, fratture dell’acromion da sovraccarico e lesioni nervose. Sono complicanze non frequenti, che si riducono con una pianificazione accurata e con l’esperienza del chirurgo. Un’infiltrazione di cortisone nei tre mesi prima dell’intervento aumenta il rischio di infezione: va evitata se la protesi è in programma.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra protesi inversa e protesi anatomica?

La protesi anatomica riproduce la forma naturale della spalla e funziona solo se la cuffia dei rotatori è sana. La protesi inversa scambia sfera e coppa e affida il movimento al deltoide: si usa quando la cuffia è rotta o insufficiente.

Riuscirò ad alzare il braccio?

Nella maggior parte dei casi sì, spesso fino all’altezza della testa. Restano più limitate le rotazioni, soprattutto portare la mano dietro la schiena.

Quanto dura il ricovero?

In genere da due a quattro giorni.

Dopo quanto si torna autonomi?

Per le attività quotidiane di solito entro sei-otto settimane. Il risultato definitivo arriva fra sei mesi e un anno.

Dove si esegue l’intervento?

All’Ospedale Cervesi di Cattolica in regime di Servizio Sanitario Nazionale, e in libera professione al Centro di Medicina di Ferrara e alla Nova Clinic di San Marino.

Prenota una visita

Se il dolore alla spalla toglie il sonno e il braccio non si alza più, una visita con radiografie recenti permette di capire se la protesi inversa è la soluzione giusta o se c’è ancora spazio per alternative. Ricevo a Rimini, Cesena, Imola, Ferrara, Perugia e Aversa. Scrivimi dalla pagina contatti.

Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la visita medica. Contenuti a cura del Dr. Giovanni Merolla, chirurgo ortopedico specialista della spalla e del gomito.

Revisione medica: · Dr. Giovanni Merolla — Chirurgo ortopedico specialista della spalla e del gomito