La tendinite della spalla è la sofferenza dei tendini della cuffia dei rotatori quando sono ancora integri. È lo stadio che precede la rottura, ed è anche quello in cui si può intervenire con le migliori probabilità di risolvere tutto senza chirurgia.
Il termine è impreciso — nella maggior parte dei casi non c’è una vera infiammazione ma una degenerazione del tessuto, per cui gli specialisti parlano di tendinopatia — ma descrive bene ciò che il paziente sente: un tendine che fa male quando lavora.
Quali tendini si infiammano
Nella spalla i tendini che danno problemi sono sempre gli stessi:
- Sovraspinato: il più colpito in assoluto. Passa nello stretto spazio fra testa dell’omero e acromion, dove viene compresso a ogni movimento sopra la testa.
- Sottospinato e piccolo rotondo: responsabili della rotazione esterna.
- Sottoscapolare: unico tendine anteriore, ruota il braccio verso l’interno.
- Capo lungo del bicipite: scorre in un solco osseo sulla faccia anteriore dell’omero e si infiamma spesso insieme alla cuffia. Ha una pagina dedicata.
Insieme ai tendini si infiamma quasi sempre la borsa sotto-acromiale, il cuscinetto che riduce l’attrito sotto l’acromion: da qui il termine «borsite», che nella pratica accompagna la tendinite più che sostituirla.
Sintomi
- Dolore sulla faccia esterna della spalla, che scende lungo il braccio fino all’inserzione del deltoide.
- Arco doloroso: il dolore compare sollevando il braccio di lato fra 60° e 120° e si attenua oltre.
- Dolore notturno sdraiandosi sul lato colpito.
- Fastidio nei gesti sopra la testa: stendere il bucato, guidare a lungo, lavorare al computer con le braccia sollevate.
- Forza sostanzialmente conservata, anche se il dolore la limita. È il dato che distingue la tendinite dalla rottura.
Se la forza cala in modo netto e non è solo il dolore a fermare il braccio, il sospetto si sposta sulla lesione della cuffia dei rotatori.
Cause
- Sovraccarico ripetuto: lavori e sport con braccia sopra la testa — imbianchini, elettricisti, magazzinieri, parrucchieri, pallavolisti, nuotatori, tennisti.
- Conflitto sotto-acromiale: un acromion di forma uncinata o un osteofita riducono lo spazio in cui scorre il sovraspinato.
- Discinesia scapolare: quando la scapola non ruota correttamente durante l’elevazione, lo spazio sotto-acromiale si chiude. È una causa sottovalutata e la più correggibile di tutte.
- Età: dopo i 40 anni la vascolarizzazione del tendine si riduce e la riparazione rallenta.
- Fattori metabolici: diabete, dislipidemia, disfunzione tiroidea, fumo.
- Postura: cifosi dorsale e spalle antepulse riducono lo spazio disponibile.
La tendinite calcifica
È una forma particolare, e merita un paragrafo a sé perché spaventa molto.
Dentro il tendine si formano depositi di idrossiapatite di calcio. Finché restano stabili possono non dare sintomi. Quando il deposito entra nella fase di riassorbimento, però, provoca un dolore violentissimo, a insorgenza improvvisa, spesso notturno, che non si attenua in nessuna posizione e che porta il paziente al pronto soccorso.
La notizia buona è che la fase acuta, per quanto drammatica, è il momento in cui il corpo sta eliminando la calcificazione: si risolve spontaneamente nella grande maggioranza dei casi.
Il trattamento comprende:
- controllo del dolore nella fase acuta;
- onde d’urto focali, efficaci sui depositi duri e ben delimitati;
- needling ecoguidato: lavaggio-aspirazione del deposito con ago sotto guida ecografica. È rapido, ambulatoriale e risolutivo in una buona percentuale di casi;
- rimozione artroscopica, riservata ai casi che non rispondono.
La radiografia in tre proiezioni è l’esame che fa la diagnosi: la calcificazione si vede immediatamente.
Diagnosi
La visita è il momento decisivo: test di Neer e Hawkins per il conflitto, Jobe per il sovraspinato, rotazione esterna contro resistenza per il sottospinato, belly-press per il sottoscapolare, valutazione del ritmo scapolo-omerale.
Gli esami confermano:
- Radiografia in tre proiezioni: forma dell’acromion, calcificazioni, artrosi acromion-claveare.
- Ecografia: mostra l’ispessimento del tendine, la borsite, le calcificazioni e distingue la tendinopatia dalla rottura. È dinamica, quindi vede il conflitto in movimento.
- Risonanza magnetica: non serve nella tendinite semplice. Si riserva ai casi dubbi o alla pianificazione chirurgica.
Come si cura
Nella tendinite della spalla il trattamento conservativo funziona, e funziona nella grande maggioranza dei casi. Richiede però tempo e costanza: i risultati si misurano in mesi, non in settimane.
1. Modifica del carico
Sospendere temporaneamente i gesti sopra la testa e i carichi che scatenano il dolore, senza immobilizzare la spalla. Il riposo assoluto è controproducente.
2. Fisioterapia mirata
È il cardine della cura, e non è un massaggio. Il programma comprende:
- rinforzo dei rotatori esterni e del sottoscapolare, con esercizi eccentrici progressivi;
- rieducazione del controllo scapolare: trapezio inferiore, dentato anteriore, romboidi;
- stretching della capsula posteriore, spesso retratta;
- correzione del gesto lavorativo o sportivo.
3. Terapie fisiche
Onde d’urto (soprattutto nella forma calcifica), tecar, laser ad alta potenza. Sono coadiuvanti: accompagnano la rieducazione, non la sostituiscono.
4. Infiltrazioni
L’infiltrazione sotto-acromiale di corticosteroide, meglio se ecoguidata, serve a interrompere il circolo dolore-immobilità e a rendere possibile la fisioterapia. Va usata con misura: infiltrazioni ripetute peggiorano la qualità del tendine e ne aumentano la fragilità.
5. Chirurgia
Si considera dopo almeno tre-sei mesi di trattamento conservativo ben condotto senza risultato. In artroscopia si esegue la bonifica della borsa, l’acromionplastica quando c’è un conflitto strutturale documentato, l’eventuale rimozione della calcificazione e il trattamento delle lesioni associate.
Domande frequenti
Quanto dura una tendinite alla spalla?
Con un trattamento corretto la maggior parte dei casi migliora in 6-12 settimane e si risolve entro tre-sei mesi. Le forme croniche, trascurate per anni, richiedono percorsi più lunghi. La tendinite calcifica in fase acuta è violentissima ma tende a risolversi in poche settimane.
Tendinite e rottura della cuffia sono la stessa cosa?
No, sono due stadi diversi. Nella tendinite il tendine è sofferente ma integro e la forza è conservata. Nella rottura il tendine è interrotto e la forza cala in modo evidente. Molte rotture nascono da tendinopatie trascurate per anni.
Le onde d’urto funzionano?
Sono efficaci soprattutto nella tendinite calcifica, dove aiutano a frammentare e riassorbire il deposito. Nelle tendinopatie senza calcificazione il beneficio è più variabile e vanno considerate un supporto alla riabilitazione, non un’alternativa.
Posso continuare ad allenarmi?
Si sospendono i gesti sopra la testa e i carichi che provocano dolore, mantenendo il resto dell’attività. Nuoto, panca piana, military press e alzate laterali vanno rimandati finché il dolore non si è risolto e la forza dei rotatori non è stata recuperata.
Quante infiltrazioni si possono fare?
Poche e mirate. L’infiltrazione di cortisone serve a rendere possibile la fisioterapia, non a sostituirla; ripetuta nel tempo indebolisce il tendine. Se dopo una o due infiltrazioni il quadro non cambia, va rivista la diagnosi, non aumentata la dose.
Prenota una visita
Se il dolore dura da più di sei settimane, non migliora con il riposo relativo e ti disturba il sonno, una valutazione specialistica con radiografia ed ecografia chiarisce se il tendine è solo sofferente o già lesionato. Ricevo a Rimini, Cesena, Imola, Ferrara, Perugia e Aversa. Scrivimi dalla pagina contatti.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la visita medica. Contenuti a cura del Dr. Giovanni Merolla, chirurgo ortopedico specialista della spalla e del gomito.